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lidia franco

 

lidia franco

Lidia Franco, l'italiana più anziana di Ginevra.


Mi chiamo Lidia Franco e il 28 agosto di quest’anno compirò 103 anni. Sono l’italiana più longeva residente a Ginevra.

Sono nata nel 1907 a La Canea, in Grecia, anche se quando ero molto piccola i miei genitori si trasferirono con tutta la famiglia in Turchia, a Smirne, che all’epoca era sotto il dominio della Grecia, e ottennero il passaporto turco. E’ proprio qui che sono cresciuta.
La mia famiglia era molto numerosa: vivevo infatti con mio padre,che possedeva un negozio di tessuti, mia madre, che si occupava della casa e dei figli, una sorella, due fratelli, e i miei nonni, cioè i genitori di mia madre. All’epoca era molto comune vivere in tanti sotto lo stesso tetto e per questo i rapporti tra familiari erano molto più stretti di quelli che si instaurano adesso.

Ho vissuto un’infanzia molto serena, anche se c’è stato un episodio particolare e abbastanza traumatico della mia vita che mi è rimasto impresso, e che amo sempre raccontare, anche se i miei figli e i miei nipoti l’hanno sentito così tante volte che ormai lo conoscono a memoria.

Avevo 15 anni ed ho vissuto la liberazione della Turchia dal dominio greco. Mi ricordo in particolare la vicenda storica dell’incendio di Smirne: era il 14 settembre 1922, la città era in fiamme e di fronte ai massacri della guerra greco-turca, i cristiani cercavano riparo sulle navi greche e italiane, le uniche che prendevano a bordo i rifugiati. In questo giorno di dramma e confusione, ricordo che vicino la mia casa in campagna c’era una sinagoga, dove ci eravamo rifugiati. Un piccolo gruppo di soldati italiani si erano appostati davanti alla sinagoga per proteggerci.

L'armata greca, che stava fuggendo, pensava che ci fosse un'armata italiana, per cui passarono davanti senza attaccarli. Quando i soldati turchi arrivarono poco dopo, ci furono grandi festeggiamenti e ringraziammo tutti i soldati italiani.
 
Mi ricordo anche di un piano per bruciare tutta la città di Smirne. Vicino casa nostra abitava un capo armeno, nella cui abitazione l'armata turca trovò dei piani per bruciare la città. Fortunatamente, alla fine soltanto una parte della città è stata distrutta dall’incendio.

In Turchia ho frequentato la scuola tedesca, ed infatti ho appreso molto bene il tedesco; successivamente mi sono iscritta ad una scuola francese di suore.
Dopo gli studi sono stata impiegata come segretaria nell’azienda di famiglia, dove lavoravano già i miei due fratelli, e quello che sarebbe poi diventato il mio futuro marito, Isaaco. Lui era in realtà un mio cugino e proveniva anche lui da Creta. I suoi genitori avevano ottenuto la cittadinanza italiana in Grecia e quindi, dopo il matrimonio, sono diventata italiana anch’io.

Ci siamo sposati nel 1938 in Turchia, a Smirne. A quei tempi, era naturale per una donna lasciare il proprio lavoro dopo il matrimonio, così anch’io abbandonai il mio lavoro di segretaria per occuparmi a tempo pieno della casa, del marito e dei figli che sarebbero venuti. Ho avuto, infatti, due figli: Vito, nato nel 1941, e Nadia, entrambi nati ad Istanbul.
Ho vissuto gli anni della Seconda Guerra Mondiale, ma fortunatamente, pur essendo di religione ebraica, non ho risentito granché degli orrori del genocidio; all’epoca, infatti, vivevo in Turchia, un Paese ricco, che non mi ha fatto mancare niente, lontano dalle catastrofi e dalle penurie che coinvolgevano invece il resto dell’Europa.

Mio marito lavorava nel settore delle finanze, per questo non abbiamo passato tutta la vita ad Istanbul, ma siamo stati costretti a spostarci di frequente: dopo aver vissuto in Turchia, ci siamo trasferiti a Milano, dove ho imparato la lingua italiana, ed infine a Ginevra, dove risiediamo tuttora. Oltre al tedesco, al francese e all’italiano, ho imparato anche un particolare dialetto spagnolo antico, il ladino.

Al di là delle lingue straniere, ho vissuto occupandomi a tempo pieno della casa e della mia famiglia. Come hobby, ho sempre amato le attività manuali in genere; mi piaceva particolarmente dedicarmi al ricamo, infatti ho realizzato molti lavori a maglia e all’uncinetto. Adesso, sfortunatamente, sono diventata cieca, quindi ho dovuto abbandonare questa mia passione.

Per il resto, a parte camminare a fatica, non ho particolari problemi di salute e poi ricevo le cure costanti di mio figlio Vito e di sua moglie, che abitano sul mio stesso pianerottolo. Solo ogni tanto, ricevo una signora, che viene ad aiutarmi nelle faccende di casa e mi procura tutto quello di cui ho bisogno.


Mio figlio Vito è ingegnere elettronico, ha conseguito due master a Berkeley e a Los Angeles in elettronica e in business, ma si occupa anche di questioni finanziarie, proprio come sue padre, che è venuto a mancare alcuni anni fa. Sua moglie Gunn-Britt Falck, invece, è una pittrice svedese: a casa mia sono esposti molti dei suoi quadri.

L’altra artista della famiglia è mia figlia Nadia. Sposata con un turco, è scultrice, viaggia spesso per lavoro e una volta, in occasione di una mostra a Londra in cui esponeva alcune sue opere, ha avuto l’onore di conoscere la Regina Elisabetta. Espongo con orgoglio nel mio salotto una loro foto mentre si stringono la mano.
Anche i miei quattro nipoti mi danno tante soddisfazioni: ormai sono diventati grandi e sono in giro per il mondo per motivi di studio e di lavoro, ma sono tutti iscritti al Consolato italiano di Ginevra.

Oggi molte persone si stupiscono e si congratulano con me per come sia arrivata alla mia età in splendida forma. E a chi mi domanda qual è il mio segreto per vivere a lungo, io rispondo che tutto sta nel condurre una vita sana, priva di eccessi: io non ho mai fumato, non ho mai bevuto alcool, ho sempre mangiato leggero e ho sempre praticato sport, soprattutto il nuoto e la pallavolo.




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